Crisi Flotilla, l’Italia alza il livello dello scontro: Tajani chiede sanzioni contro Ben-Gvir
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Crisi Flotilla, l’Italia alza il livello dello scontro: Tajani chiede sanzioni contro Ben-Gvir

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato su X che “a nome del Governo italiano ho appena formalmente chiesto all’Alto Rappresentante Kaja Kallas di includere nella prossima discussione dei ministri degli Esteri Ue l’adozione di sanzioni contro il ministro per la sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir per gli inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani”.

Il video diffuso ieri sui propri canali social da Ben-Gvir, in cui appaiono i partecipanti alla missione inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena e derisi dallo stesso ministro, finirà agli atti dell’indagine della Procura di Roma sulla vicenda Flotilla.

Il filmato finirà nel procedimento in cui i magistrati allegheranno anche le audizioni dei 29 attivisti già rientrati in Italia – tra i quali il parlamentare del M5S Dario Carotenuto – che verranno ascoltati dalle forze dell’ordine. 

Intanto è stata trasmessa a piazzale Clodio l’esposto da parte del team legale della Global Sumud Flottilla, in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona. I legali annunciano però un’integrazione che verrà inviata nei prossimi giorni dopo avere raccolto la testimonianza delle persone che erano a bordo delle imbarcazioni quando sono state abbordate, anche con spari di arma da fuoco, dalle autorità israeliane.

Non è escluso che nel nuovo incartamento che verrà messo a disposizione dei pm capitolini si possano ipotizzare altre fattispecie come il tentato omicidio e la violenza sessuale. A Roma sono aperti da tempo fascicoli sulle altre missioni.

In particolare, nell’ultimo procedimento avviato e relativo ai fatti del 29 aprile, quando 22 barche vennero abbordate, il pm Stefano Opilio contesta il reato di sequestro di persona. Per quanto riguarda la missione dell’autunno scorso, i magistrati procedono per i reati di tortura oltre che di sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. In questo ambito la Procura ha chiesto di inoltrare una rogatoria internazionale da trasmettere alle autorità di Tel Aviv.

Il deputato del M5S Dario Carotenuto ed il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, che erano a bordo di una delle navi
della intercettate dagli israeliani, sono rientrati in Italia. Sono sbarcati, all’aeroporto di Fiumicino, da un volo di linea da Atene, accolti, tra gli altri, con abbracci, dai deputati Arturo Scotto (Pd) e del M5S, Arnaldo Lomuti, Francesco Silvestri, Andrea Quartini, Alessandra Maiorino e Valentina Dorso. Presenti anche la mamma di Mantovani, Maria Gabriella, la vice direttrice del Fatto Quotidiano, Maddalena Oliva, e l’attivista Tony La Piccirella.

Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato”: è questa la testimonianza di Mantovani in un audio pubblicato sul sito del quotidiano. Mantovani racconta che anche a lui e Carotenuto sono state messe manette e catene alle caviglie dopo essere stati in cella e prima di essere portati all’aeroporto di Ben Gurion.

“Durante la deposizione – ha detto Mantovani al suo arrivo all’aeroporto di Fiumicino – mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati. E poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite. Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro”. Durante l’abbordaggio, racconta il giornalista, “hanno sparato due volte con dei proiettili di non so che tipo sulla barca e non solo a noi”. “Siamo stati portati all’aeroporto Ben Gurion con le manette e le catene alle caviglie e poi ci hanno imbarcato su un aereo per Atene, dove ci siamo sentiti bene”, aggiunge Mantovani. 

Anche Carotenuto ha raccontato la sua esperienza. “Mi hanno tenuto per 6 ore in una stanza con l’aria condizionata a 17 gradi sparata in faccia, seduto su una sedia. E questo è stato il trattamento di ‘favore’ che mi hanno riservato. Poi mi hanno portato in aeroporto con le manette alle mani e ai piedi, facendomi passare davanti a tutti come se fossi un criminale”: questo il racconto del deputato pentastellato sbarcato a Fiumicino. “Non ho visto il video di Ben Gvir, non avevo strumenti per vederlo – ha aggiunto rispondendo ad una domanda dei cronisti – ma Ben Gvir è un ministro di Netanyahu e dunque rappresenta il governo di Israele”. Un governo che ha un “disegno, che è il grande Israele e che va avanti ben prima del 7 ottobre”.

Rilasciati tutti gli attivisti della Flotilla

Tutti i partecipanti alla Flottilla sono in corso di trasferimento da Ketziot a Eilat per l’imbarco sui charter Turkish. Lo conferma la Farnesina in una nota. I funzionari dell’ambasciata a Tel Aviv hanno seguito le procedure per l’assistenza del caso presso la struttura di Ketziot e sono presenti in aeroporto.

L’organizzazione per i diritti umani e team legale Adalah ha ricevuto conferma ufficiale dal servizio Carcerario Israeliano e dalle autorità statali in merito al rilascio di tutti gli attivisti della Global Sumud Flotilla e della Freedom Flotilla Coalition, precedentemente reclusi nel centro di detenzione di Ktziot. I volontari si trovano attualmente in viaggio verso i punti d’imbarco per l’espulsione dal Paese.Adalah ribadisce con forza che “l’intera operazione – a partire dall’intercettazione illegittima delle imbarcazioni in acque internazionali, fino ad arrivare alle sistematiche torture, alle umiliazioni e alla detenzione arbitraria subite da attivisti pacifici – costituisce una palese e flagrante violazione del diritto internazionale”. “La fine di questa detenzione arbitraria non cancella la gravità delle violazioni subite da donne e uomini colpevoli solo di aver difeso i diritti umani fondamentali”, dichiarano i legali dell’organizzazione. La maggior parte dei partecipanti è in corso di trasferimento verso l’aeroporto di Ramon, da dove prenderà i voli transnazionali per lasciare il territorio. Il team legale di Adalah sta monitorando attivamente ogni fase del transito per garantire che tutti gli attivisti completino le procedure di rimpatrio in sicurezza e senza ulteriori e ingiustificati ritardi.

Farnesina: ‘Partiti da Israele tutti gli attivisti della Flotilla’

La Farnesina fa sapere che tutti i partecipanti alla Flotilla, inclusi tutti i cittadini italiani, sono decollati dall’aeroporto di Eilat con tre voli charter Turkish. 

Ong Adalah, ‘in corso l’udienza del processo per l’attivista israeliana della Flotilla’

Mentre per tutti i partecipanti internazionali alla flottiglia sono attualmente in corso le procedure di espulsione da parte delle autorità israeliane, presso il Tribunale di Ashkelon si sta tenendo l’udienza per l’attivista Zohar Regev, in possesso di cittadinanza israeliana. Lo sostiene l’ong Adalah, che con il tema legale ha assistito gli attivisti della Flotilla, sostenendo che le autorità israeliane la trattengono “sulla base di accuse infondate e contraddittorie: ‘ingresso illegale in Israele’, ‘soggiorno irregolare’ e tentativo di violare il blocco di Gaza”.

“Si tratta – fa sapere Adalah – di imputazioni palesemente assurde, se si considera che Regev è stata sequestrata con la forza dai militari israeliani in acque internazionali e condotta in territorio israeliano interamente contro la sua volontà, mentre era in viaggio verso Gaza per sfidare un blocco illegittimo che ha causato fame e privazioni sistemiche alla popolazione palestinese”. Il team legale di Adalah sta assistendo Zohar Regev dinanzi alla corte, “esigendo il suo rilascio immediato e incondizionato”.

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