FdI contro Lega e FI, Pd e M5S spaccati: la riforma divide tutti
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FdI contro Lega e FI, Pd e M5S spaccati: la riforma divide tutti

La legge elettorale è destinata ad essere il tema politico dell’estate, con il via libero atteso alla Camera nella settimana del 14 luglio e poi la corsa per chiudere al Senato entro la metà di agosto. Il centrodestra però non ha ancora trovato la quadra su una serie di temi ‘caldi’, tra cui il voto a studenti e lavoratori fuorisede e soprattutto l’eventuale aggiunta delle preferenze.

La maggioranza è divisa in modo netto: da una parte, Fratelli d’Italia vorrebbe inserire le preferenze; dall’altra, la Lega e Forza Italia si oppongono, e alla fine potrebbero spuntarla. L’opposizione concentra la maggior parte delle energie sull’attacco al testo, anche se le singole proposte dei partiti vanno in direzioni diverse. Anche Futuro nazionale ha proposto le preferenze, con una mossa che sembra indirizzata più che altro a mettere in difficoltà il centrodestra.

Quando il testo arriverà in Aula, ci saranno da affrontare diversi emendamenti – presentati proprio dalle opposizioni, anche per mettere in difficoltà la maggioranza – che richiedono di introdurre le preferenze. Se si arrivasse al voto segreto su queste proposte, sulla carta ci sarebbero i numeri per una maggioranza alternativa (che unirebbe FdI, parte del Pd e del M5s) per approvare le preferenze. Ma sarebbe, con tutta probabilità, una spaccatura troppo profonda per il centrodestra.

Fratelli d’Italia è per le preferenze nella legge elettorale, ma c’è rischio scontri

Fratelli d’Italia è il partito che spinge con più forza per inserire le preferenze nella legge elettorale. Anche se, probabilmente, sarà spinto a rinunciare. Negli scorsi anni, soprattutto prima di arrivare al governo, Giorgia Meloni aveva ribadito in più occasioni di voler tornare alle preferenze, abolite nel 2005 con il Porcellum. Le aveva anche inserite in una proposta di legge che portava la sua firma, insieme a quella di Ignazio La Russa.

È la stessa linea che gli esponenti di Fratelli d’Italia hanno tenuto finora nel dibattito. Solo un mese fa Giovanni Donzelli prometteva: “Lavoreremo a una riforma che introduca le preferenze e assicuri stabilità al Paese”. Nella pratica, però, le cose sono diverse. “Quando c’è una maggioranza, è giusto tenere conto anche della sua unità“, ha detto all’Adnkronos Angelo Rossi, deputato che ha rappresentato FdI nel tavolo tecnico-politico di maggioranza che si è riunito proprio sulla legge elettorale, senza trovare soluzioni.

Una delle possibilità è che, alla fine, Fratelli d’Italia rinunci. Magari ottenendo una ‘compensazione’ dagli alleati su altre riforme. O, viceversa, che Forza Italia e Lega accettino di introdurre le preferenze in cambio di un’accelerazione su altri dossier. Sempre che non arrivi una qualche soluzione intermedia in grado di accontentare tutti: il tempo, però, stringe.

Forza Italia e Lega uniti contro le preferenze

Forza Italia e Lega in questa fase sono – come è accaduto poche volte in questa legislatura – schierate dalla stessa parte. Entrambe le forze di maggioranza non hanno intenzione di cedere alla richiesta sulle preferenze. I forzisti sono da sempre contrari, e lo stesso vale per la Lega, dove Matteo Salvini ha il problema aggiuntivo di arrivare da un periodo di forte crisi interna al partito. Cedere anche su questo fronte, quindi, gli farebbe perdere ancora più credibilità con i suoi.

Ieri il segretario leghista ha minimizzato la questione: “Non vado ai tavoli, non ho tempo di occuparmi di legge elettorale, mi fido di chi ci sta lavorando. Non è un tema che mi appassiona“. È un tema che, però, è sentito nel partito. Pochi giorni fa il capogruppo del Carroccio alla Camera Riccardo Molinari chiariva: “La legge elettorale è già un compromesso, non va messo in discussione”. Anche in questo caso, la soluzione va trovata prima che il testo arrivi in Aula, altrimenti ci sarà il forte rischio di spaccature durante le votazioni.

Le opposizioni in ordine sparso sulla legge elettorale

I partiti dell’opposizione, come detto, si sono centrati sulle dure critiche alla riforma elettorale. Sia sulle modalità con la maggioranza ha deciso di forzare i tempi e ridurre il dibattito parlamentare per approvarla, sia sui contenuti, che potrebbero portare a un ricorso preventivo alla Corte costituzionale e a future modifiche del testo. Se si trattasse di proporre un’alternativa, però, verrebbero fuori differenze significative.

Il Partito democratico non ha ancora una posizione netta: non ha escluso di votare gli emendamenti che introducono le preferenze, anche se ci sono distanze all’interno del partito stesso e più di una corrente di peso spinge in direzione contraria. Il Movimento 5 stelle ha proposto una legge elettorale proporzionale che prevede anche le preferenze. Alleanza Verdi-Sinistra ha proposto una soluzione diversa (una legge proporzionale con collegi uninominali, quindi senza preferenze), ma ha concentrato gli attacchi soprattutto sul fatto che la norma è incostituzionale e irricevibile, e quindi non ha senso discutere dei singoli aspetti tecnici.

C’è poi lo schieramento di partiti centristi. Italia viva di Matteo Renzi è a favore delle preferenze, così come Azione di Carlo Calenda. +Europa, guidato da Riccardo Magi, ha presentato degli emendamenti per chiedere il ritorno al Mattarellum, che non prevedeva le preferenze.

Infine, Futuro nazionale di Roberto Vannacci. I vannacciani hanno presentato degli emendamenti che introdurrebbero le preferenze, e il generale ha attaccato duramente Giorgia Meloni facendo una richiesta specifica: che non ci siano votazioni segrete in Aula. La polveriera, insomma, è pronta. A metà luglio, quando il testo arriverà davanti all’assemblea dei deputati, si vedrà che piega prenderanno gli eventi.

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