Choc dans l’empire Mango : le fils du fondateur arrêté après la mort mystérieuse d’Isak Andic en montagne
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Choc dans l’empire Mango : le fils du fondateur arrêté après la mort mystérieuse d’Isak Andic en montagne

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

L’imprenditore ha sempre sostenuto che il padre fosse precipitato accidentalmente durante un’escursione in montagna

Isak e Jonathan Andic

Per mesi, in Catalogna, quella storia era rimasta chiusa dentro una parola sola: incidente. Una caduta in montagna. Un sentiero stretto fra le rocce di Montserrat. Un uomo di 71 anni che precipita nel vuoto per oltre cento metri mentre cammina con il figlio maggiore. Fine.

E invece no. La mattina del 19 maggio, davanti al tribunale di Martorell, i fotografi hanno aspettato Jonathan Andic già dalle prime ore dell’alba. Quando il suv scuro dei Mossos d’Esquadra è arrivato davanti all’ingresso laterale del palazzo di giustizia, il figlio di Isak Andic, fondatore di Mango (il colosso spagnolo del fast fashion rivale di Zara), è sceso circondato dagli agenti, in silenzio, senza alzare lo sguardo.

Per la polizia catalana non è più soltanto il testimone della morte di suo padre. Jonathan Andic, 44 anni, è stato fermato nell’ambito dell’indagine sulla morte del padre, uno degli uomini più ricchi di Spagna. La giudice che coordina l’inchiesta lo ascolterà come indagato per omicidio, mentre l’indagine resta coperta dal segreto istruttorio. La famiglia Andic, attraverso i propri portavoce, continua a parlare di «massima collaborazione» con la magistratura catalana e ribadisce l’innocenza di Jonathan.

Il 14 dicembre 2024 padre e figlio stavano percorrendo uno dei sentieri panoramici del massiccio di Montserrat, a circa un’ora da Barcellona. Una passeggiata breve, apparentemente semplice. Secondo il racconto fornito agli investigatori, Jonathan camminava alcuni metri davanti al padre quando, all’improvviso, Isak Andic sarebbe scivolato nel burrone.

Quando i soccorritori erano arrivati accanto al corpo, decine di metri più in basso rispetto al sentiero, per il 71enne non c’era più nulla da fare.

I Mossos avevano archiviato inizialmente la vicenda come un incidente di montagna. Jonathan era stato ascoltato come testimone insieme alla compagna dell’imprenditore, Estefania Knuth. Ma col passare delle settimane qualcosa ha cominciato a incrinarsi nella ricostruzione del figlio.

Piccole cose. Dettagli. Come il punto esatto in cui era stata parcheggiata l’auto, che non coincideva con quello indicato da Jonathan; o alcune fotografie scattate durante l’escursione, che il manager aveva negato di aver realizzato, e che invece risultavano salvate sul suo telefonino. Ma soprattutto gli investigatori hanno scoperto che il figlio maggiore del fondatore di Mango si era recato nello stesso punto della montagna alcuni giorni prima della morte del padre. Secondo la difesa, per preparare la gita.

Da lì, lentamente, il caso ha smesso di assomigliare a una fatalità. Fino al marzo 2025, quando la giudice incaricata ha riaperto formalmente il fascicolo. Dall’autunno scorso, negli uffici dei Mossos, l’ipotesi dell’omicidio è iniziata a circolare con sempre maggiore insistenza.

Con il passare dei mesi, l’inchiesta ha iniziato a entrare dentro la storia della famiglia Andic. Secondo fonti investigative citate dalla stampa spagnola, i rapporti fra Isak e Jonathan si erano deteriorati da tempo, soprattutto a causa della gestione di Mango. Nel 2014 il fondatore del gruppo aveva affidato al figlio maggiore la guida operativa dell’azienda, salvo poi tornare direttamente al comando appena un anno dopo, deluso dai risultati ottenuti dal nuovo management. Una successione troppo veloce, mai davvero metabolizzata.

Jonathan Andic ha guidato per quasi vent’anni Mango Man, la linea maschile del gruppo, prima di allontanarsi progressivamente dalla gestione quotidiana dell’azienda. Secondo persone vicine alla famiglia, proprio l’escursione a Montserrat avrebbe dovuto rappresentare un tentativo di riavvicinamento fra padre e figlio.

A pesare nelle indagini sarebbe stata anche la testimonianza di Estefania Knuth, compagna di Isak Andic dal 2018, che avrebbe raccontato agli investigatori di tensioni sempre più forti all’interno della famiglia. E le tensioni non si sarebbero fermate alla gestione dell’azienda.

Dopo la morte del fondatore di Mango, la famiglia avrebbe affrontato mesi difficili anche sul fronte dell’eredità miliardaria lasciata dall’imprenditore. L’ultimo testamento, firmato nel luglio 2023, divideva in parti uguali la holding di famiglia Punta Na tra i tre figli — Jonathan, Judith e Sarah — e prevedeva una serie di lasciti economici a persone vicine all’imprenditore.

Secondo la stampa spagnola, Estefania Knuth avrebbe inizialmente contestato la quota a lei destinata — circa cinque milioni di euro — chiedendo una cifra molto più alta. Dopo mesi di trattative sarebbe stato raggiunto un accordo vicino ai 30 milioni di euro.

Nato a Istanbul nel 1953 in una famiglia ebraico-sefardita, Isak Andic arrivò in Catalogna negli anni Sessanta. Nel 1984 fondò Mango insieme al fratello Nahman, trasformando nel giro di quarant’anni un piccolo marchio di abbigliamento in uno dei giganti europei del fast fashion, spesso indicato come uno dei principali rivali di Zara.

Con sede a Barcellona e ancora non quotata in Borsa, Mango ha chiuso il 2025 con vendite per 3,8 miliardi di euro, migliaia di negozi distribuiti in oltre cento Paesi e una presenza sempre più forte online. Al momento della morte di Andic, Forbes stimava il patrimonio personale dell’imprenditore in circa 4,5 miliardi di dollari.

Dopo la morte del fondatore, Jonathan Andic e le sue due sorelle possiedono il 95% di Mango, mentre il restante 5% è nelle mani dell’amministratore delegato Toni Ruiz. Ora, Jonathan Andic, che siede nel consiglio di amministrazione dell’azienda, ma non ricopre alcun ruolo esecutivo, dovrà spiegare ai giudici catalani cosa accadde davvero quel pomeriggio sui sentieri di Montserrat.

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