Il quadro politico emerso dalle ultime elezioni amministrative consegna un verdetto netto e per certi versi inaspettato, con un forte consolidamento delle forze di governo nazionale sul territorio. Le urne si sono chiuse e lo spoglio delle schede ha delineato fin dalle prime battute un trend chiarissimo nel capoluogo veneto. La coalizione di centrodestra riesce a conservare la guida di Venezia dopo undici anni consecutivi di giunta guidata da Luigi Brugnaro, superando le aspettative della vigilia che vedevano invece il centrosinistra come il potenziale favorito per la conquista della città. L’esito del voto ha suscitato immediato entusiasmo tra i leader nazionali, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha sottolineato la portata straordinaria di questo successo territoriale.
La corsa per decidere il successore di Luigi Brugnaro, giunto al termine dei suoi due mandati consecutivi e non più rieleggibile come primo cittadino, contava ben otto candidati alla carica più importante di Ca’ Farsetti. La vera partita si è però consumata tra due figure principali. Da un lato Simone Venturini, esponente del centrodestra e assessore comunale uscente con deleghe pesanti come il turismo e la coesione sociale. Dall’altro Andrea Martella, senatore del Partito Democratico e rappresentante della coalizione di centrosinistra. I dati ufficiali emersi dal primo turno non lasciano spazio a dubbi o a scenari di ballottaggio. Venturini ha conquistato la poltrona di sindaco superando ampiamente la soglia psicologica e legale del cinquanta per cento, attestandosi su una percentuale che sfiora il 53%. Al contrario, lo sfidante Martella si è fermato a una quota molto più bassa, stimata attorno al 37%, mentre Michele Boldrin, alla guida della lista Ora – Il coraggio dell’ovvio, ha raccolto soltanto il 2,6% dei consensi.
Un elemento centrale di questa tornata elettorale è rappresentato dal dato sull’affluenza, che ha registrato una flessione di quasi sette punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni comunali. Questa volta si è recato alle urne il 55,8% degli aventi diritto, contro il 62,2% registrato nel settembre del 2020. Bisogna comunque considerare che sei anni fa la competizione amministrativa si era svolta in concomitanza con il referendum costituzionale riguardante il taglio del numero dei parlamentari, un fattore che storicamente contribuisce a trainare la partecipazione dei cittadini ai seggi. Nonostante il calo dei votanti, l’entusiasmo all’interno del centrodestra è rimasto altissimo. Il senatore di Fratelli d’Italia Raffaele Speranzon ha reso noto di aver ricevuto un messaggio privato colmo di entusiasmo da parte di Giorgia Meloni, la quale ha definito mondiale la possibilità di chiudere la pratica già al primo turno in una città complessa come Venezia.
Nel quartier generale del centrosinistra il clima è stato inevitabilmente segnato dalla delusione per un risultato che ha ribaltato i pronostici della vigilia. Insieme ad Andrea Martella e al segretario provinciale del Pd Marco Bellomo, era presente anche l’ex sindaco democristiano Ugo Bergamo, figura storica della politica veneziana alla guida della città dal 1990 al 1993. Interpellato sul peso che alcune tematiche sociali e culturali possono aver avuto sull’elettorato, Bergamo ha analizzato una specifica polemica scoppiata durante la campagna elettorale, legata alla richiesta avanzata da alcuni esponenti della comunità bengalese per l’apertura di una moschea a Mestre. Secondo l’ex sindaco, la reazione della cittadinanza è stata fortemente aizzata rispetto a quella che ha definito una legittima aspettativa di residenti che non possono essere considerati invisibili. Bergamo ha aggiunto che soffiare sul fuoco del malcontento popolare può pagare nel breve periodo in termini di consenso, ma alla lunga potrebbe non rivelarsi la scelta vincente per la gestione della comunità.
Venezia non è l’unico laboratorio politico ad aver espresso verdetti significativi in questa tornata di elezioni comunali, poiché i primi dati e gli exit poll delineano un quadro molto favorevole per il centrodestra anche in altre aree del Paese. Ad Arezzo la coalizione di centrodestra si trova in netto vantaggio grazie alla candidatura di Comanducci. Una situazione ancora più netta si registra a Reggio Calabria, dove Francesco Cannizzaro sta guidando il centrodestra verso un successo schiacciante, riuscendo di fatto a doppiare i consensi ottenuti dalle liste della sinistra. Esiste tuttavia una controtendenza di rilievo nel Mezzogiorno, nello specifico a Salerno, dove si è consumato il trionfo dell’ex governatore Vincenzo De Luca, capace di imporsi e vincere la competizione elettorale anche senza il sostegno ufficiale e il simbolo del Partito Democratico, confermando il suo forte radicamento personale sul territorio campano.




