Mattarella boccia la proposta del governo: “La scuola non sia un ghetto”
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Mattarella boccia la proposta del governo: “La scuola non sia un ghetto”

A dieci anni dal devastante terremoto che ha segnato per sempre il volto di Amatrice, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto di inaugurare il nuovo anno scolastico con un messaggio di speranza e di unità. Durante la cerimonia, alla presenza degli studenti e delle istituzioni, il Capo dello Stato ha ricordato le vittime del sisma e ha sottolineato il ruolo fondamentale della scuola come strumento di coesione sociale e inclusione.

Un messaggio di apertura e di futuro

Davanti ai Monti della Laga, simbolo di una terra che si rialza, Mattarella ha affermato che «la scuola è aperta a tutti», rinnovando l’impegno a costruire un sistema educativo capace di superare barriere e di tendere la mano a chi arriva da altri Paesi o si trova in situazioni di disagio. Gli studenti, in maglietta azzurra, hanno riservato al Presidente un applauso caloroso, testimonianza di un senso di appartenenza e di speranza condivisa.

Il discorso si è concentrato sulla scuola come ponte tra le persone, come luogo capace di contrastare «i muri dell’indifferenza e dell’incomunicabilità» e di promuovere l’inclusione, anche attraverso l’educazione alla responsabilità e al rispetto reciproco. Mattarella ha richiamato l’articolo 34 della Costituzione, sottolineando che la scuola deve «stabilire legami» e conquistare la fiducia delle famiglie, contribuendo a rendere le comunità più sicure e coese.

Sfide e responsabilità

Il Presidente ha affrontato anche temi di grande attualità, come la violenza nelle scuole e il bullismo. Condannando con fermezza ogni forma di sopraffazione, ha richiamato l’importanza di un’alleanza tra genitori e insegnanti, fondamentale per creare un ambiente sicuro e rispettoso. In particolare, ha sottolineato che la scuola deve essere anche una palestra di rispetto e di convivenza, non solo attraverso regole più stringenti, ma attraverso la costruzione di un’etica condivisa.

In questo quadro, la lotta alla dispersione scolastica e alle disuguaglianze educative rappresentano sfide prioritarie, specialmente in un mondo in rapido cambiamento, dominato dall’avanzare delle tecnologie e delle «macchine sempre più intelligenti». Mattarella ha invitato i giovani a non confondere velocità e senso della vita, ribadendo che conoscenza, amicizia, attenzione agli altri e responsabilità sono strumenti essenziali per una società più giusta e umana.

Un richiamo alla memoria e alla fiducia nel domani

Il discorso si è concluso con un appello alla fiducia nel futuro, condiviso anche dal cardinale Matteo Zuppi, che ha definito una scuola autenticamente inclusiva uno degli strumenti più potenti di giustizia e pace. Al dialogo con Alberto Angela, il Presidente ha invitato gli studenti a guardare con speranza avanti, ricordando con un sorriso personale di aver avuto «una pessima grafia», simbolo di un’umiltà e di una umanità che attraversano ogni discorso pubblico.

A Amatrice, la scuola diventa così il simbolo di un Paese che, dopo le ferite del passato, si impegna a ricucire le proprie fratture e a costruire un domani più solidale, inclusivo e speranzoso. Un messaggio che risuona forte e chiaro: la strada del futuro passa anche attraverso l’educazione, che deve essere accessibile, condivisa e capace di unire le generazioni.

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