Marina Berlusconi è rimasta “attonita” e “disgustata” dallo show messo in scena da Roberto Vannacci alla prima assemblea di Futuro nazionale. Nulla le piace del nuovo alfiere della destra e soprattutto per nessuna ragione al mondo vuole che Forza Italia vada a braccetto alle elezioni con la “feccia” e con i “camerati” arruolati dall’ex parà della Folgore. Così la presidente di Fininvest sta valutando di suggerire a Giorgia Meloni di accantonare il Melonellum e di virare su una legge elettorale proporzionale al 100% senza vincoli di coalizione. La ragione: non far dipendere le sorti del centrodestra dall’”impossibile alleanza” con Vannacci, visto che tutti i sondaggi certificano la vittoria del Campo largo, anche se ancora da costruire, senza un patto elettorale con Futuro nazionale. E nel frattempo Berlusconi ha incaricato la capogruppo in Senato, Stefania Craxi, di rendere ancora più profondo il fossato tra Forza Italia e Vannacci, e Craxi lo ha subito fatto con un’intervista rilasciata al Giornale il cui succo è: “Il centrodestra è una coalizione plurale, non il campo delle scorribande e dell’anarchia. Vannacci non va rincorso perché fa il gioco della sinistra e ha una natura distruttiva come tutti i cavalli di Troia”. Nelle frasi della capogruppo in Senato, nelle ore in cui sondaggi shock danno la Lega collassata al 5,3% e agganciata da Vannacci (che ruba uno 0,4% di voti potenziali a Fratelli d’Italia…), si legge in controluce ancora un po’ di prudenza. Non vengono scanditi, nero su bianco, veti e ultimatum. Ma il senso è quello: Forza Italia mai e poi mai potrebbe allearsi con Futuro nazionale. Ci pensa il vicesegretario e governatore calabrese Roberto Occhiuto, un altro molto vicino ai Berlusconi, a spiegare a Giorgia Meloni perché “imbarcare Vannacci in coalizione sarebbe un errore gravissimo”: “Quel tipo ha già usato la Lega come un taxi per poi rubargli i voti e se entrasse nel centrodestra finirebbe per erodere molti consensi anche a Fratelli d’Italia. Anzi, li sta già erodendo come dimostrano gli ultimi sondaggi. L’unico modo per arginare Vannacci è lasciarlo fuori: con il ‘voto utile’ prenderebbe sicuramente meno voti”. Ancora, sempre Occhiuto: “Una coalizione con l’ex generale non potrebbe governare il Paese e poi occupa uno spazio politico opposto al nostro e allearci con lui sarebbe pericoloso: farebbe mutare il Dna del centrodestra, lo inquinerebbe”. Alessandro Cattaneo corre a metterci la ciliegina: “Vannacci è il miglior alleato della sinistra, con i suoi continui attacchi contro di noi e la coalizione dimostra di mirare solo a farci perdere le elezioni. Nell’interesse di chi si muove?”. Lo schema, insomma, è chiaro. L’ha già adottato la stessa Meloni quando, in Parlamento, ha detto che l’ex generale “aiuta Schlein e Conte, non è vera destra”. E suona così: “Chi vota Vannacci ci fa perdere e consegna il Paese alla sinistra”. Ma sia Giorgia che Marina sanno bene che appelli al voto utile non hanno mai fatto la fortuna di chi li lanciava. Sono sempre apparsi come un tentativo disperato per salvare le penne. E gli elettori non si fanno attrarre da chi puzza di sconfitta. Così tocca a Giorgio Mulé, un altro berlusconiano doc, piantare il primo paletto parlando con Huffpost: “Non c’è da aver paura o da disperarsi all’idea che Vannacci venga imbarcato in coalizione. Con lui dentro guadagni un voto e ne perdi duemila. L’argine sarà il programma: lì non si parlerà di remigrazione, né di abolizione del femminicidio, né di uscire dall’Europa o di qualche altra minchiata cara all’ex parà. Voglio vederlo Vannacci con la penna in mano pronto a firmare il nostro programma…”. Il vicepresidente dalla Camera aggiunge: “Potremmo perdere senza di lui? Se così fosse vorrà dire che non siamo stati bravi e convincenti”. Soprattutto, potrebbe scattare il “pareggione”: una “non vittoria” per tutti, vista anche la debolezza del Campo largo ancora in costruzione, e un governo con tutti (o quasi) dentro. Scenario che darebbe a Forza Italia grande capacità di manovra e la possibilità di dare le carte sia per palazzo Chigi il prossimo anno, sia per il Quirinale nel 2029. “Quel che è certo”, assicura Mulé, “è che Forza Italia non si staccherà dal centrodestra. Non è adesso il momento, né ci sono le condizioni…”. Parole, queste ultime, volte a tranquillizzare Meloni. La premier, raccontano, sospetta infatti da tempo che il “pareggione” e la scomposizione del centrodestra sia un possibile obiettivo di Marina Berlusconi alla ricerca, per il suo partito, di un’identità più liberale e a difesa dei diritti. E la premier non ha tutti i torti nel coltivare questi brutti pensieri, se chi nelle ultime ore ha parlato con Berlusconi avanza la proposta di mettere su un binario morto la riforma elettorale in discussione alla Camera. “Da questa situazione, dalla minaccia rappresentata da Vannacci che lasciato fuori dall’alleanza con ogni probabilità farebbe perdere il centrodestra”, ragiona con Huffpost un alto dirigente forzista, “si esce in un solo modo, con una nuova legge elettorale senza vincolo di coalizione. Serve assolutamente il proporzionale puro per impedire all’ex generale di far perdere il centrodestra”.
L’idea è sensata. Il proporzionale senza patti di coalizione, inutile dirlo, lascerebbe però a Forza Italia mani libere nel prossimo Parlamento. “Ma noi siamo gente seria, non siamo dei traditori, non spaccheremmo mai il centrodestra. E Meloni ha sia la leadership, sia il carisma, per guidare un cambiamento così importante. Ma ne ha voglia? Vuole farlo?”. Pausa, sospiro: “Giorgia forse teme agguati post voto, ma è meglio rischiare qualcosa piuttosto che trovarsi in ticket con Vannacci: lei premier e lui vicepremier. Un film dell’horror…”.




