
Il governo italiano vuole accelerare sulla creazione di centri per i rimpatri dei migranti nei Paesi terzi. Tra le possibili sedi dei primi progetti pilota figurano Ruanda, Uganda e Ghana, mentre Roma lavora a un’intesa con Danimarca, Austria e Paesi Bassi per avviare strutture condivise, sostenute anche da risorse europee.
La proposta sarà presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante la riunione straordinaria dei ministri europei convocata dopo l’emergenza migratoria di Ceuta. L’obiettivo dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è trasformare la crisi alle frontiere in un’accelerazione politica sul nuovo sistema europeo dei rimpatri.

Il progetto prevede la realizzazione di return hub fuori dall’Unione europea, destinati ad accogliere migranti irregolari in attesa dell’esecuzione del rimpatrio. Il modello richiama l’esperienza dei centri italiani di Shëngjin e Gjadër, in Albania, ma con una differenza sostanziale: le nuove strutture verrebbero amministrate congiuntamente da più governi europei e finanziate attraverso fondi comunitari.
Le prime interlocuzioni riguarderebbero alcuni Stati africani considerati disponibili a ospitare gli hub. In particolare, l’attenzione si concentra su Ruanda, Uganda e Ghana. Parallelamente, l’Italia intende rafforzare gli accordi con i Paesi di origine e di transito, collegando la cooperazione sui rimpatri agli investimenti del Piano Mattei e a possibili agevolazioni commerciali.
La linea che Piantedosi porterà al tavolo europeo comprende il rafforzamento dei confini esterni dell’Unione, il contrasto alle organizzazioni dei trafficanti e una maggiore rapidità nelle espulsioni. Roma chiede inoltre di adeguare il quadro giuridico internazionale alle nuove caratteristiche dei flussi migratori, dando seguito alla Dichiarazione di Chisinau.

Palazzo Chigi punta ad aprire i primi centri già nel 2027, anno nel quale potrebbero tenersi le elezioni politiche italiane. La nascita degli hub consentirebbe a Meloni di presentare come risultato europeo una strategia sostenuta da tempo dall’Italia, superando l’isolamento sperimentato con il protocollo sottoscritto con l’Albania.
La partita ha anche una rilevanza interna. Il governo vuole neutralizzare le critiche provenienti sia dalle opposizioni, che accusano la maggioranza di fare propaganda sull’immigrazione, sia dalla destra guidata da Roberto Vannacci, favorevole a misure ancora più drastiche. Il generale ha chiesto un intervento della presidente del Consiglio in Parlamento e ha proposto l’impiego delle forze speciali per controllare direttamente le frontiere.




