🔥 Scontro acceso al Senato: Meloni apre al dialogo, Renzi attacca — «Sembrate la famiglia Addams»

🔥 Scontro acceso al Senato: Meloni apre al dialogo, Renzi attacca — «Sembrate la famiglia Addams»

«Dal 23,7% di disoccupazione giovanile si è passati al 18,1%, 10 anni fa era al 30%: come ha fatto il governo a non aumentare le imposte, anzi a diminuire le tasse?», chiede Malan. Meloni ne approfitta per smentire quelle che chiama le «falsità»: «Sono mesi che viene ripetuto che poiché in Italia si registra un aumento della pressione fiscale, allora il governo ha aumentato le tasse. Invece questo governo non ha aumentato le tasse, ma la pressione fiscale misura il rapporto tra le entrate dello Stato e il debito. Le entrate aumentano anche quando c’è più gente che paga le tasse, perché lavora. Anche se quelle tasse sono più basse». Furia dai banchi delle opposizioni. «Abbiamo anche adottato politiche sul recupero dell’evasione fiscale. Poi sì qualche tassa, l’abbiamo aumentata anche noi, su banche, assicurazioni, società energetiche. Noi intendiamo continuare anche in questo ultimo anno continuare su questa strategia».   

«Da quanto tempo non fa la spesa o non parla con qualcuno che fa fatica ad affrontare i conti, da quanto tempo non prende un treno regionale?», dice Francesco Boccia, chiedendo a Meloni conto delle politiche di investimento e crescita. «Non siamo a un’interrogazione, ma a un quizzone a premi», ironizza Meloni. «Sono andata a fare la spesa sabato scorso- replica Meloni – non rinuncio a stare in mezzo alla gente. Sul tema delle riforme, adesso non ricordo tutto, ma tra tutte quella della Corte dei conti, Roma capitale, la fiscale, degli appalti pubblici». Sul salario minimo, «la risposta del governo è stata diversa, come ho già detto, perché facciamo riferimento alla contrattazione nazionale, visto che in un contratto ci sono tante altre voci che incidono, e pensavo che vi avesse convinto quello che è accaduto in Puglia, perchè il salario minimo orario può diventare un parametro sostitutivo». Secondo Meloni, ci sono tante differenze tra il 2022 e oggi: sull’occupazione, sul rapporto deficit-Pil, sullo spread, sulla Borsa, sulla povertà, sulla sanità. «Perché vi innervosite? In che condizioni si trovava allora l’Italia quando l’abbiamo presa in carico? Quanto al superamento dell’unanimità in Consiglio europeo, ho risposto cento volte: non è questo che in fin dei conti può sbloccare la situazione, i governi sono fatti da politici, e i politici sanno che devono trovare delle sintesi. Ma spesso quelle sintesi si trovano di fronte a burocrazie difficili da superare».     

«Fino a 10 miliardi per oltre 10 mila alloggi»: questo  è l’impegno del governo Meloni sul piano casa, su cui il senatore della Lega chiede di puntare l’attenzione. «La casa non è un lusso, ma un bene fondamentale. Non ci sono fondi pubblici per il piano, ma incentivi a investimenti privati, con procedure veloci in cambio delle quali il privato deve garantire che il 70% degli alloggi venga venduto o affittato al 30% in meno rispetto al mercato. Sulle case a prezzi calmierati, l’obiettivo è aiutare tutti, soprattutto le famiglie mono reddito. Ma nella legalità: se i propretari si sentiranno tutelati, grazie al provvedimento su sfratti e sgomberi, potranno mettere sul mercato con più fiducia le proprie case che così contribuiranno ad abbassare i prezzi». Un piano, rivendica Meloni, che ha avuto appoggi e sostegno: «Tolti i sacerdoti della contrapposizioni, gli altri si sono resi conto che questi provvedimenti possono essere positivi, come l’associazione Comuni». «L’ultimo piano strutturale risale al 1949, quindi il governo ha preso in mano una situazione difficile», nota Romeo, ironizzando: «Il piano è pluriennale, il che dà fastidio alle opposizioni, che anche oggi non hanno fatto proposte».      

«Sui temi economici sbandierate alcuni dati, senza falsificazione, ma senza dire tutto. L’occupazione ad esempio? Cresce solo per gli over 50. Lo spread? Più basso perché sono crersciuti i tassi di interesse in Germania. La Borsa? E’ al record storico, ma grazie all’energia e alle banche. In questo quadro, il tema dell’energia è cruciale. Penso che capire qual è la strategia per render questo Paese indipendente a livello energetico, vorremmo capire che cosa è successo alla misura Cer, che oggi sempre bloccata. E poi le chiediamo se non ritiene che le politiche economiche di questo governo siano state fallimentari?». La premier replica: «Le incertezze sulle energie rinnovabili? Credo che ci fosse molta più incertezza quando la norma è stata creata, scritta in maniera così sbagliata da essere inapplicabile, oggi invece l’abbiamo semplificata. Le domande superano la capienza? E’ perché ora la misura funziona. Sulla strategia in generale, stiamo mettendo in sicurezza la nazione. Per quanto riguarda le accuse, da una parte ci accusate di fare austerità, e dall’altra per l’aumento del rapporto debito Pil. Noi non abbiamo fatto politiche di austerità, e nonostante questo avremmo potuto uscire dalla procedura di infrazione se non avessimo dovuto fare i conti con misure fuori controllo», il super bonus. «Quando finiremo di pagarlo? Nel 2027, quando sarà finito il nostro mandato». «Quello che posso dire è che non faremo lo stesso, non perché facciamo politica di suterità, ma di serietà». Patuanelli controreplica: «Sapete quando è stata fatta l’ultima proroga del superbonus? Dal governo Meloni».       

«Conoscere la traiettoria disegnata dall’esecutivo per il prossimo futuro per il Mezzogiorno»: è il contenuto della interrogazione presentata da Craxi. «Vogliamo che questa area sia considerata una leva strategica, un motore strategico». Sono 55 i miliardi di euro di investimento per il Sud, ricorda Meloni. A cui si aggiungono gli incentivi del Pnrr e quelli per la disoccupazione: «Stiamo costruendo le condizioni perché le imprese possano assumere, l’occupazione al Sud è cresciuta più di quanto sia cresciuta a livello nazionale, e credo sia importante, perché questo dimostra che quando lo Stato crea condizioni favorevoli, il Sud risponde. Abbiamo istituito una cabina di regia per coordinare i vari interventi, esattamente come intendiamo continuare a stanziare le risorse. Non siamo noi che vogliamo dividere l’Italia».  

Le difficoltà di accesso a un lavoro stabile e retribuito, la precarietà, la scarsa valorizzazione delle competenze porta migliaia di giovani ad emigrare, sottolinea De Cristofaro. Secondo l’Istat nel 2024 circa 160.000 cittadini italiani in larghissima parte giovani tra i 18 e i 39 anni hanno lasciato l’Italia. Non c’era un numero cosi’ alto dagli anni ’60 del secolo scorso. Tra il 2011 e il 2024 600.000 giovani sono andati via per motivi di studio, per motivi di lavoro con un saldo migratorio fortemente negativo. «Il nostro Paese non offre nemmeno ai neo laureati una posizione decente, anche Bulgaria, Polonia, Croazia fanno meglio di noi. Abbiamo numeri da periferia europea. In questi 4 anni non c’è stata nessuna strategia per contrastare questi dati, anzi la situazione è peggiorata», evidenza De Cristofaro chidendo le misure in campo per questa emergenza. Meloni replica: «Lei ha ragione quando dice che è diventato un fenomeno strutturale, una questione seria che nessuno è riuscito a intervenire negli ultimi anni, e c’è stato un picco nel 2024, quando sono entrate in vigore le sanzioni per chi non era iscritto all’Aire. Ci sono però fenomeni diversi tra loro ma non è vero che non c’è stata una strategia. Abbiamo fatto un lavoro in materia di ricerca, con 1,2 miliardi di euro per rafforzare il collegamento tra università e mondo del lavoro, e un lavoro complessivo sullo stato economico della nazione, perché ovviamente per trattenerli servono investimenti, competitività, crescita. E’ sotto questo governo che i precari sono diminuiti di 550 mila unità, che gli occupati stabili sono aumentati di 1,3 milioni, perché abbiamo favorito i contratti stabili, così come abbiamo lavorato particolarmente sul Mezzogiorno, che è il territorio che paga di più questa emigrazione». De Cristofaro controreplica: «Allora se è una emergenza, perché non ne parla mai? L’unica cosa bloccata in questo Paese è la condizione delle nuove generazioni, e tanto per dirne una la precarietà è tornata identica nelle università. Io riconosco che i fallimenti delle politiche di questo Paese non sono intestabili solo al suo governo, ritengo che siamo dinanzi a una questione strutturale ma in questo Paese il ministro della Gioventù l’ha fatto lei, che la riforma Gelmini che ha massacrato la scuola pubblica, l’ha votata lei, e che il suo governo si è posto in continuità con quelle scelte. Il suo governo per i giovani cosa ha fatto? Non li ha fatti votare nemmeno al referendum, gli avete dato il decreto sicurezza e il decreto antirave».       

L’interrogazione di Biancofiore è puntata sulle intenzioni del governo sui salari. «I salari hanno perso sette punti dal 2021, si dice- interviene Meloni – Ma chi lo dice non tiene conto del punto da cui si partiva, ovvero otto punti in meno. I salari hanno ripreso a crescere più dell’inflazione, prpprio perché non ci siamo girati dall’altra parte, lavorando sul taglio del costo del lavoro, con diversi provvedimenti, e sul rinnovo dei contratti: nel pubblico impiego sono stati stanziati oltre 20 miliardi, in alcuni comparti si è arrivati a tre rinnovi, ogni docente ha ricevuto 412 euro in più rispetto al passato, oltre agli arretrati, perché noi crediamo che i salari vadano aumentati con il rafforzamento della contrattazione, così come abbiamo deciso che gli incentivi vadano dati solo alle imprese che applicano il salario giusto, cioè quello stabilito dagli accordi con le organizzazioni sindacali. Dove viene applicato il salario minimo, come la Puglia, si rischia di andare al ribasso. La tendenza dunque si è invertita, e così possiamo far crescere i salari in modo stabile».  

«Sedotta e abbandonata da Trump, con un governo non all’altezza delle sfide, una maggioranza incapace di accettare le critiche dell’opposizione, e che ha perso un referendum: lei è un’altra persona», dice Matteo Renzi. «Un ginecologo alla Corte dei conti, un ministro che si fa dare dell’assenteista da Salvini? Se sembrate la famiglia Addams invece di un governo non è colpa mia», dice Renzi. «Mi dica le tre proposte del governo, e visto che le hanno lasciato 200 miliaardi di Pnrr, mi dà un numerino per dire quanti di questi miliardi siano stati utilizzati?». «La cosa interessante è che si invoca la presenza della presidente del Consiglio per confrontarsi, e ogni volta che si viene qui si inizia con insulti e accuse, per cui c’è poco da parlare», replica Meloni. «Penso che la novità di questo governo non sia solo la stabilità, necessaria per realizzare una visione. Ma quando mi chiedono cosa ho in serbo per l’ultimo anno di legislatura, mi ricordano un altro modo di fare. Noi continuiamo a puntare sulla necessità di rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie, aiutare fiscalmente alle famiglie, dare incentivi alle imprese perché migliori il mercato del lavoro e sostenere famiglie e natalità. In questi quasi 4 anni, in ogni provvedimento economico e legge finanziaria, abbiamo seguito queste tre priorità». Sul Pnrr, Sul Pnrr «ad oggi l’Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 marzo ’26 la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76 per cento del totale a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro». Renzi replica a muso duro: «La premier non viene in Senato perché la reclamiamo, ma perché c’è un regolamento. La pressione fiscale è diventata la più alta, i bambini nati sono diminuiti, il piano casa sta dando delle management fees ad un cittadino privato chiamato Mario Abbadessa, scelto senza gara pubblica. Su questi temi non ho offeso nessuno, vi ho solo detto che i risultati del governo non sono pari alle promesse fatte».             

Apre la seduta Carlo Calenda (Azione), proponendo una cabina di regia per affrontare i temi economici. «Abbiamo un Pil che tende verso zero, mettiamola così. Quest’anno abbiamo il sorpasso della Grecia sul rapporto debito/Pil, una inflazione al rialzo, il costo dell’energia più caro d’Europa. Rispetto a questo ci sarà la gara a distribuire le responsabilità a Tizio o Caio, ma è arrivato il momento di fermare questo meccanismo. Se tutto questo non lo affrontiamo adesso diventerà un grave problema sociale, per questo chiedo a lei presidente Meloni, che apra una cabina di regia a Palazzo Chigi per arrivare a un piano congiunto industriale per l’Italia».

Meloni dice di condividere in parte la preoccupazione di Calenda, ma specifica che il governo sta già agendo per intervenire, anticipando che entro l’estate sarà varata la legge delega sul nucleare: «Devo dare atto al suo partito di aver tentato di portare il proprio contributo e le proposte, quindi deve sapere che le porte del governo, le porte mie personali, sono sempre aperte. L’idea della cabina di regia» non dispiace alla premier, che però finora ha trovato sempre una opposizione non disponibile: «Da parte mia nessuna passerella, le mie porte sempre aperte per chi vuole anteporre l’interesse nazionale a quelle di partito».  Calenda replica spiegando che il decreto bollette a suo parere non è sufficiente ad affrontare la questione. «La ringrazio per la porta aperta, dobbiamo sforzarci di farlo diventare un portone, credo che nei prossimi mesi anche le altre opposizioni dovranno dare il proprio contributo. Invito maggioranza e opposizione a fare un supplemento di opposizione».  

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