Vannacci e Di Battista, il sondaggio che fa discutere: quanto valgono davvero?
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Vannacci e Di Battista, il sondaggio che fa discutere: quanto valgono davvero?

Il quadro politico italiano potrebbe presto arricchirsi di un nuovo elemento capace di modificare gli equilibri tra le forze in campo. Mentre partiti e leader cominciano a muoversi in vista delle prossime sfide elettorali, l’attenzione dei sondaggisti si sta concentrando anche su alcune figure che, pur non avendo ancora annunciato ufficialmente una candidatura o la nascita di un nuovo progetto, potrebbero intercettare una parte significativa dell’elettorato. Uno scenario che appare particolarmente delicato per il Movimento Cinque Stelle e per Giuseppe Conte.

A fotografare questa situazione è stato Renato Mannheimer, intervenuto in collegamento con L’aria che tira, il programma di La7. Il sondaggista ha messo a confronto due protagonisti molto diversi tra loro, Roberto Vannacci e Alessandro Di Battista. Quest’ultimo, almeno per il momento, non ha ufficializzato una vera e propria discesa in campo, ma alcune rilevazioni hanno già provato a misurare quale potrebbe essere il suo peso elettorale qualora decidesse di tornare direttamente nell’arena politica.

Il paragone con Vannacci serve soprattutto a comprendere le dimensioni del fenomeno. Secondo le cifre illustrate durante la trasmissione, il leader di Futuro Nazionale avrebbe infatti già oltrepassato quota 7%. Di Battista partirebbe più indietro, ma con una differenza sostanziale: non avrebbe ancora avviato una campagna elettorale vera e propria. Proprio questo particolare rende i primi numeri attribuiti all’ex esponente pentastellato particolarmente interessanti agli occhi degli analisti.

Mannheimer ha spiegato nel dettaglio i dati e soprattutto la provenienza dei potenziali consensi: “Di Battista è meno popolare di Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale ha già superato il 7% – ha spiegato Mannheimer -. Di Battista non si è nemmeno presentato, ma i principali sondaggi lo danno su un 3-3,5%. Ci sono due sondaggi recenti. Questo è il più recente e gli dà il 3,5%. La cosa interessante, come si vede dal cartello, è da dove li prende. E cioè prenderebbe questi voti tanto dal Movimento Cinque Stelle.

Addirittura un terzo dei votanti per Conte dice che prenderebbe in considerazione il voto per Di Battista che è un’ala ancora più radicale dei Cinque Stelle. Per questo Conte sta proprio in questi giorni cercando di radicalizzare. Viene anche da altri partiti, ma insomma l’emorragia grave è nei Cinque Stelle. E questo fa capire non solo la campagna elettorale in corso, ma anche la paura e i movimenti attuali di Conte”.

È proprio qui che emerge la parte politicamente più significativa della rilevazione. Non sarebbe infatti tanto il 3-3,5% attribuito a un ipotetico progetto guidato da Alessandro Di Battista a preoccupare il Movimento Cinque Stelle, quanto il bacino dal quale arriverebbe una fetta consistente di quei consensi. Secondo quanto illustrato da Mannheimer, addirittura un terzo degli elettori di Giuseppe Conte prenderebbe in considerazione la possibilità di votare Di Battista. Una percentuale che, qualora trovasse conferma nelle urne, potrebbe trasformarsi in un problema considerevole per i Cinque Stelle.

La possibile concorrenza dell’ex volto del M5s arriverebbe inoltre su un terreno politico particolarmente sensibile. Mannheimer interpreta infatti alcuni recenti movimenti di Conte e la scelta di assumere posizioni più radicali proprio alla luce di questa potenziale competizione. Di Battista potrebbe rivolgersi a una parte dell’elettorato pentastellato che cerca posizioni ancora più nette, sottraendo così consensi direttamente al partito guidato dall’ex presidente del Consiglio. Una eventuale candidatura, dunque, rischierebbe di aprire una sfida soprattutto all’interno dello stesso bacino elettorale.

Resta però una grande incognita: Alessandro Di Battista non ha ancora formalizzato il passo decisivo. Per questa ragione le percentuali illustrate rappresentano al momento soltanto la fotografia di uno scenario ipotetico. Eppure, proprio il fatto che l’ex Cinque Stelle venga accreditato di una quota non irrilevante prima ancora di una campagna organizzata viene considerato un elemento da tenere sotto osservazione.

Mannheimer ha concluso sottolineando proprio questa differenza rispetto a Roberto Vannacci: “Per Di Battista è un inizio molto promettente. Per il Paese chissà. Ma per lui è molto promettente, soprattutto perché non ha ancora fatto campagna elettorale. Vannacci è vero che ha il 7%, ma è da settimane che fa campagna elettorale. Vediamo se scende in campo quanto e soprattutto che cosa dice”. Il vero passaggio decisivo, quindi, arriverebbe soltanto con un’eventuale candidatura e con la definizione delle proposte politiche di Di Battista. Fino ad allora i numeri restano teorici, ma indicano già quale potrebbe essere uno dei fronti più delicati per Giuseppe Conte e il Movimento Cinque Stelle.

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