Vannacci scuote la Sardegna: tensioni e polemiche infiammano Futuro Nazionale
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Vannacci scuote la Sardegna: tensioni e polemiche infiammano Futuro Nazionale

Crescere, radicarsi, contare. È questo il messaggio centrale che Futuro Nazionale ha voluto lanciare dalla sua assemblea regionale sarda, con Roberto Vannacci in prima fila a benedire un movimento che, nelle parole dei suoi dirigenti, si prepara ad essere protagonista della politica nazionale.

Ad aprire i lavori è stato Gianluca Dessì, responsabile regionale di Futuro Nazionale in Sardegna, con un intervento che ha mescolato rivendicazione identitaria e agenda politica.

Gianluca Dessi, foto Sardegnagol, riproduzione riservata

“Oggi non celebriamo solo un’assemblea: dimostriamo che c’è un popolo che lotta”, ha esordito Dessì. “La Sardegna non è la periferia disagiata dello Stato. Abbiamo fatto la storia d’Italia e meritiamo rispetto”.

Il primo pilastro dell’azione politica del movimento, ha spiegato, è quello dei trasporti: “Nessun sardo deve sentirsi prigioniero nell’isola. Non esiste solo Roma o Milano. Dobbiamo essere liberi di viaggiare in tutta Italia senza spendere mille euro per un biglietto di andata e ritorno. Le nostre imprese faticano a competere con quelle delle altre regioni proprio perché lo Stato non comprende e non compensa la specialità insulare”.

Sul fronte economico, Dessì ha annunciato l’impegno del movimento per l’istituzione di una zona franca reale, con detassazione degli investimenti e valorizzazione del “made in Sardinia”: “Si parla tanto di made in Italy, ma di quello sardo parlano in pochi”.

Spazio anche alla critica culturale: “Ci hanno detto che essere patrioti rappresenta essere estremisti. Ma il vero pericolo è rappresentato da chi sta distruggendo lentamente la nostra società. Non possiamo accettare un mondo al contrario, dove chi produce viene accusato e chi delinque viene giustificato, dove i cittadini sono dimenticati”.

E ai detrattori risponde: “Non siamo il partito della rabbia. Noi diciamo quello che pensiamo senza vergognarsi, anche quando è scomodo. Arriveremo alla costituente nazionale a testa alta”.

Futuro Nazionale, foto Sardegnagol riproduzione riservata

Più complessa da inquadrare politicamente è stata la presenza di Antonangelo Liori, opinionista e giornalista, invitato come relatore esterno. Il suo intervento ha spaziato su una serie di temi, energia, giustizia, immigrazione, costumi sociali e lavoro, con un registro che in più occasioni ha valicato i confini della polemica politica ordinaria.

“Cosa mi rappresenta la Flotilla? Con loro non c’entro nulla. Se al mondo tutti si facessero gli affari propri sarebbe un mondo perfetto. Perché devo investire per dare sostegno a questi sfaccendati? Ma non lavorano? Non hanno una famiglia da mantenere?”, esordisce l’opinionista.

Sul tema energetico si è dichiarato apertamente favorevole al nucleare: “Dobbiamo discutere sull’energia. L’Italia spende 100 miliardi in inefficienze della magistratura. Delle battaglie sui diritti gay non me ne frega nulla. Che si facciano le carriere alias per i dipendenti pubblici del comune, a me non importa. Zedda è stato eletto per risolvere le buche. Io rimetterei la leva obbligatoria in Italia”.

“Sono liberale, ha aggiunto, ma quando vado in un ristorante e vedo qualcuno con sette orecchini e tatuaggi mi sento a disagio. Penso, sarà malato?”. Premesse per fare il punto su quella che ha definito una certa “deriva generazionale”: “La gente beve spritz a 12 euro l’uno e poi si parla di povertà in Italia? I redditi di “mandronia” non vanno bene. Ricordo che quando stavo selezionando dei mungitori per la mia azienda, uno dei candidati mi disse che non poteva venire prima delle otto del mattino e che voleva il fine settimana libero. Il problema, dunque, non è la mancanza di lavoro in Italia. Ho assunto un lavoratore musulmano, ma mi sono imposto quando ha voluto pregare durante l’orario di lavoro: “Tu questo non lo puoi fare”. Se un cristiano non può pregare mentre lavora , ha chiosato , perché un musulmano dovrebbe essere giustificato?”.

Ha poi raccontato di aver assistito in piazza del Carmine a una scena di degrado urbano, con la polizia impossibilitata a intervenire. “Devo pagare le tasse per mantenere questa gente? Chiedo una cosa sola: che ognuno di noi torni a pensare al bene proprio, della propria famiglia e degli amici. Di palestinesi e clandestini non me ne frega nulla”.

A chiudere i lavori, prima dell’intervento da remoto di Roberto Vannacci, è stato Massimiliano Simoni, coordinatore nazionale di Futuro Nazionale, con un intervento dai toni più politici e proiettato verso le prossime scadenze elettorali.

Massimiliano Simoni, foto Sardegnagol, riproduzione riservata

Sul fronte dei diritti civili, Simoni ha anticipato che “in Sardegna non avete ancora visto tutto” su certi temi, citando come esempio negativo la decisione di alcuni comuni toscani di installare assorbenti nei bagni pubblici maschili. Sul tema dell’immigrazione ha posto una domanda diretta alla platea: “Continuiamo a sostenere l’immigrazione incontrollata o si fa qualcosa di concreto?”.

Il passaggio più atteso è stato quello sulle prospettive politiche del movimento: “I nostri temi sono semplici e sostanziali. Se il centrodestra non vuole farli propri, sarà difficile andare alle elezioni insieme”. E poi l’annuncio che ha scaldato la sala: “Candideremo Vannacci presidente del Consiglio senza un accordo con il centrodestra. A noi un Ministero non interessa”.

Simoni ha poi illustrato la solidità organizzativa ed economica del movimento, rivendicando la sobrietà della gestione: “La Lega spende 40 milioni l’anno per mantenere il suo apparato. Vannacci per le europee ha speso 27mila euro ed è risultato il più votato. La gente non ci crede, ma è tutto ufficiale”. “I numeri per presentarci alla Camera e al Senato ci sono. Abbiamo un piano e una copertura economica. Non dobbiamo farci intimidire”.

foto Sardegnagol, riproduzione riservata

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